“L’intrepido”
film di Gianni Amelio, con Antonio Alabanese.
Film cupo, dai ritmi molto lenti. Bello nella descrizione dei paesaggi metropolitani, buona l’idea-denuncia di un precariato portato all’esasperazione , ma fallisce nella ricostruzione dei rapporti, nonostante l’interpretazione di Albanese. In particolare non è credibile il rapporto con la giovane suicida, l’incontro di due solitudini , nè quello con il figlio sassofonista. Dove lo trovi un giovane che reagisce con garbo alla presenza, affettuosa ma assillante, di un padre che vive di espedienti? Un po’ di rabbia, un po’ di ribellione, al posto degli attacchi di panico, avrebbe favorito la verosimiglianza della storia.

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