Rutelli e i soldi rubati alla Margherita


Qualcuno dovrebbe spiegare a quel ragazzone cresciuto che è Rutelli che  la sua asserita estraneità al furto non è molto interessante .

Che lui si senta arrabbiato o tradito è un problema suo ma perchè mai un elettore ( che volesse votare API) dovrebbe dare fiducia e mettere ad amministrare la cosa pubblica ad uno che non si è accorto nemmeno dei maneggi del suo tesoriere?

E questo vale anche per gli ex Margherita entrati nel PD, anche se per alcuni di loro, come Rosy Bindi

lo scivolone è un vero peccato.

Abbiamo bisogno che i politici a tutti i livelli di governo siano non solo persone perbene ma anche. competenti.

Negli anni 70 del 900 ho conosciuto amministratori soprattutto locali, del PCI, che erano operai, artigiani, spesso con la sola licenza elementare ma erano ottimi sindaci ed assessori.

Erano persone oneste, interessate a fare del loro meglio; alla mancanza di cultura in senso accademico rimediavano con una appassionata curiosità da autodidatti . Amavano l’opera italiana, la grande letteratura russa e leggavano un quotidiano almeno tutti i giorni. ( ovviamente l’Unità), ma erano capaci anche di leggersi tutti gli interventi dell’ultimo Comitato Centrale del PCI, una lettura che nemmeno un plurilaureato avrebbe affrontato a cuor leggero.

Erano abbastanza umile da consultare l’apparato tecnico delle amministrazioni che governavano e soprattutto ascoltavano le persone.

Mi ricordo del Sindaco di Sesto Fiorentino che girava per il paese ( a piedi certo non con l’auto blu) e che per fare due passi e traversare la piazza del Comune ci metteva mezz’ora. , perchè tutti lo fermavano e lui si fermava a salutare tutti, parlava con tutti, ascoltava. Magari gli parlavano delle buche nelle strade, ma lui stava a sentire. Certo erano altri tempi e Sesto era ed è una cittadina e non una grande metropoli . Certo era più di 30 anni fa, ma quello che vorrei sottolineare è che c’era un rapporto costante con le persone e le loro esigenze. Ora abbiamo il “porcellum”, ed internet che potrebbe colmare la distanza fra eletti ed elettori ancora non è usato appieno.

Di fronte a questioni complicate l’amministratore PCI per decidere cosa fare aaveva la bussola del partito.Può sembrare una rigidità ma era un vantaggio. Il partito era un insiemem di persone che condividevano un’ideologia forte in grado di orientare: questo è di sinistra e questo no, questo fa l’interesse dei cittadini e dei lavoratori e questo no.

Adesso non ci sono più ideologie. E questo rende superflui i partiti e scandaloso e obsoleto il loro finanziamento ( resuscitato dopo il referendum abriogativo sotto forma di rimborsi elettorali, anche, ci tocca scoprire, a partiti che non ci sono più).

Credo che l’unica strada sia adesso per governare una società resa molto complessa dalla globalizzazione che gli elettori possono scegliere eletti con due caratteristiche . tecnici ed onesti.

Un Commento

  1. http://wp.me/p1V9kg-74

    Ripenso spesso a quelle tue bandiere

    rosse di vita, al sole sventolanti.

    Profumate come profuma la tua gente

    che prende l’aspro dell’aria dei tuoi luoghi,

    degli animali, della frutta fresca,

    del mondo del lavoro che si desta

    in un’Italia lontana, troppi anni…

    da troppi anni ormai dimenticata

    oltre i confini dell’intelligenza.

    Caro Pier Paolo,

    vorrei poterti a volte raccontare…

    darti in pasto ai miei figli come cibo,

    un nutrimento alto, necessario

    anche soltanto per apprezzarne il gusto.

    Vorrei potergli dare una bandiera

    o anche solo fargliela vedere,

    offrire a loro il tuo stesso sogno

    ed il tuo amore per il suo colore.

    Le mie bandiere, più nuove di trent’anni,

    le sento in mano, le vedo sventolare

    adesso e qui, adesso come allora.

    Le rosse bandiere di giovane operaio

    di fabbriche occupate, degli odori

    di quando in mille andavamo a mensa.

    Sono le rosse bandiere dello studio

    dell’università, del sessantotto

    della mia libertà, dell’arroganza,

    del primo sesso, della mia ‘600.

    Io di campagna…

    portavo in giro una bandiera rossa

    per il Vietnam, Fidel, il grande Cile

    e soprattutto per i miei vent’anni.

    Contro Governi che ci han macchiato

    contro Governi che ci han segnato.

    Quelle bandiere a cui mi son legato

    erano giovinezza, erano ansie

    erano me, un noi, il mio futuro.

    quel rosso di bandiere impolverate,

    vantate con onore e consumate

    contro le stragi, lungo un’esperienza

    che troppo presto si è dimenticata.

    L’ultima volta era un funerale

    in una Roma tutta imbandierata,

    portavo il mio saluto a un uomo onesto

    lui Sardo, io di campagna

    le tue “belle bandiere”

    e tanta gente intorno.

    Scritti così sembrano ricordi

    ricordi di un nostalgico invecchiato,

    Scritti così sembrano rimpianti

    di un uomo che guarda indietro

    rivolto sempre verso il suo passato.

    Niente ricordi e nessun passato

    solo il colore rosso preferito

    solo il colore rosso rispettato.

    Solo emozioni sul bene che ti voglio.

    Solo emozioni per la tua lezione.

    Abner Rossi.

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