Floyd


Apro gli occhi. Sbadiglio, mi sgranchisco i muscoli, prima in avanti, poi indietro. Ecco fatto. Ora sono completamente sveglio e pronto.

Il sole filtra dalle tapparelle, che qualcuno ieri sera ha chiuso ma non completamente.

I riflessi della luce formano geometrie regolari sul pavimento. Mi piace guardare il pulviscolo che si muove  illuminato dal sole: sembra una creatura vivente ma non è possibile catturarlo. Ci ho già provato ma non ha consistenza: sfugge alla presa e continua  a danzare.

Ho fame: ci vuole un po’ di latte. Con calma mi dirigo in cucina , verso la mia ciotola e la trovo vuota.

“Inspiegabile, come è potuto succedere?”  “ Chi ha bevuto il mio latte?”.

Andiamo a vedere cosa fa Ambra e se può rimediarmi qualcosa da mangiare.

Come al solito, starà ancora dormendo.

Non capisco come non avverta l’urgenza del giorno che comincia e perché respinga sempre i miei assalti, quando amorosamente cerco di farla svegliare.

Eccola lì: come  sospettavo è immobile, immersa nel sonno. E’ girata su un fianco, la faccia quasi nascosta dai capelli.

Non è vestita: una spalla nuda sbuca dalle coperte .

Un salto e le sono accanto.

Ma, cambiando la visuale,  vedo qualcosa di cui non mi ero accorto dal basso, qualcosa  accanto a lei nell’altra metà   del letto, quella  dove di solito mi sistemo io .

“Pericolo!” inarco la schiena, il pelo irto; la coda mi si gonfia , faccio qualche balzo  laterale appoggiandomi solo sulle punte.

Urlo e soffio con tutto il mio fiato.

“ Ambra, svegliati, attenta! “ C’è un altro essere nel tuo letto! Pericolo!”. “Un uomo, c’è un uomo.”

Mantenendo una distanza di sicurezza, lo guardo per valutarne le intenzioni e  la forza.

Mi rassicuro, almeno sul momento, è inoffensivo; dorme bocconi, le braccia sotto il  cuscino.

Devo svegliare Ambra, avvertirla .

Le tocco la spalla scoperta, le unghie retratte, per non farle male.

Una, due volte, alla terza apre gli occhi e mi guarda.

“Ciao, Floyd” – mi chiama così in onore del suo gruppo musicale favorito , i Pink Floyd – sussurra il mio nome con voce impastata  “ E’ ora di alzarsi, vero?”.

Ma cosa fa  ?

Ride felice e si accosta all’estraneo. Inizia a baciarlo sulla schiena e lo incita “ Dai svegliati, sono già le 7! Muoviti!”.

Qualche grugnito e l’uomo si gira, tende le braccia e la tira giù, verso di sé. Lei morbida cede all’abbraccio.

Mi sento trascurato, trasparente come se non esistessi..

Aspetterò in salotto che lei si alzi e mi chiami come tutte le mattine,  gorgheggiando vezzeggiativi solo per me. “ Micio, micio, vieni qui bello! Che bel pelo grigio che hai. Dai, fatti accarezzare”.

Dopo un po’ di tempo, non so quanto perché mi sono appisolato, eccola che arriva.

Le corro incontro, smanioso di carezze e ansioso di rassicurazioni.

Lei mi gratta sotto il mento , poi passa intorno alle orecchie, sa che mi piace, insiste, prima l’orecchio destro, poi il sinistro. Gongolo di gioia.

Ecco, ora apre la finestra, così finalmente posso  uscire sul terrazzo.

Faccio un giro di controllo delle piante, passo fra il geranio e il basilico, ispeziono tutto.

“Dove sei, lucertolina?” chiedo.

So che si nasconde qui da qualche parte. L’ho vista l’altro giorno, ma mi è sfuggita nascondendosi dietro  un mobile.

Tanto prima o poi la prendo.
“Ti catturerò” lancio il mio grido di battaglia,  perchè sono paziente  e veloce e quando ti avrò preso, ti stringerò fra i denti e mentre ancora ti agiti, ti porterò ad Ambra, grondante di sangue, i visceri fuori dalla pancia.

Sono sicuro che lei sarà contenta.

Pregusto già  la sua riconoscenza e un supplemento di grattatine e carezze.

Ehi, cos’è questo rumore?

I miei croccantini, sono i miei croccantini, finalmente!,  che rullano e scricchiolano dentro la scatola Brava Ambra , ha pensato a me.

Corro in cucina  e faccio in tempo a vedere  prima lui, un ragazzo  alto e biondo e poi lei , la mia Ambra, minuta e aggraziata, che escono insieme  di casa, lasciandosi dietro un eco di risate.

Sono solo, ora.

Devo marcare il territorio per fare sapere a tutti  e specialmente ai ragazzi alti e biondi, che   questo spazio è mio.  Mi arroto le unghie sulla credenza, sento il legno cedere;  mi dedico con  attenzione al compito, tanto non c’è Ambra  ad urlarmi contro e a tentare di interrompermi.

Più tardi,   acciambellato  sulla mia poltrona favorita,  resto a fissare, immobile,  uno spicchio di cielo oltre la finestra.

 

  1. Che voglia di fare una coccola a Floyd!!! Molto simpatico il racconto “dalla parte del gatto”!

  2. Cara Daniela, non amo i gatti, o meglio,non ne ho mai posseduto uno ma Floyd è adorabile!
    Doris Lessing colpisce ancora! *-*

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