Una donna e il suo gatto

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La cucina era già in ombra. La tavola era apparecchiata: su una tovaglietta un piatto e una scodella, un cucchiaio per la minestra che bolliva sul fuoco.  C’era anche una scatola di croccantini aperta male, con il bordo del cartone piegato all’indietro.

La donna la prese con due mani.

Prima di chinarsi guardò il pavimento, come per calcolare la distanza. Il gatto le girava intorno alle caviglie senza miagolare, sfiorandole appena le pantofole. Lei piegò le ginocchia lentamente, una mano sul bordo del tavolo, l’altra stretta alla scatola.

Il piattino era vicino al muro, al solito posto.

Ne versò pochi, troppo pochi. Il gatto si fermò davanti al cibo. Guardò prima la donna e poi verso il posto vuoto a capotavola.

Anche lei si girò nella stessa direzione e commentò: “È schizzignoso oggi”

Il gatto intanto aveva iniziato a mangiare.

Nella stanza si sentiva soltanto il rumore secco dei croccantini sgranocchiati e il ticchettio dell’orologio sopra la porta.

La donna si sedette senza accendere la luce.

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