Sorelle e ricordi

Pubblicato da:

on

Classificazione: 5 su 5.

La casa odorava ancora di lavanda e legno vecchio.
Le persiane erano chiuse da settimane e la luce del pomeriggio filtrava appena tra le stecche impolverate. Sul tavolo della cucina c’erano due tazze sbrecciate, lasciate lì come se la madre dovesse tornare da un momento all’altro.

Anna arrivò per prima. Posò la valigia accanto alla porta e guardò il corridoio in silenzio. Ogni cosa era rimasta identica: il telefono appeso al muro, il ticchettio dell’orologio, il centrino ricamato sul mobile dell’ingresso.

Quando sentì il rumore di una macchina fermarsi fuori, chiuse gli occhi per un istante.

Elena entrò senza salutare.

“Sei in ritardo” disse Anna.

“Il traffico”

Nient’altro.

Non si parlavano davvero da più di dieci anni. Telefonate rare, fredde, obbligate dai compleanni o dalle feste. Poi il funerale della madre, veloce e doloroso. E ora quel fine settimana nella vecchia casa di famiglia, per svuotarla e venderla.

Cominciarono subito a lavorare.

In cucina riempirono scatoloni di piatti e bicchieri. In soggiorno piegarono tovaglie, spolverarono libri, decisero cosa tenere e cosa buttare. Parlare era difficile, così si limitavano a frasi brevi e necessarie.

Il silenzio si ruppe davanti all’armadio della madre.

Anna aprì le ante lentamente. Dentro c’erano ancora i vestiti ordinati con cura: cappotti, gonne, foulard colorati, tutto aveva ancora il suo profumo.

Elena prese una busta nera.

“Buttiamo tutto. Non possiamo tenere questa roba per sempre”.

Anna si voltò di scatto.

“Questa roba era di mamma”

“Appunto. È morta, Anna.”

Quelle parole caddero nella stanza come un vetro rotto.

Cominciarono a litigare davvero, dopo anni di rabbia accumulata. Vecchi rancori tornarono fuori uno dopo l’altro: il padre malato, il funerale, le telefonate mancate, le accuse mai dette.

Elena svuotò un ripiano con troppa forza. Una scatola cadde a terra e si aprì.

Fotografie.

Anna raccolse la prima immagine. Lei ed Elena da bambine, sedute sull’erba del giardino, con le ginocchia sbucciate e un largo sorriso. In un’altra correvano sulla spiaggia tenendosi per mano. Poi una foto a tavola: il padre al centro, la madre che rideva, loro due ai lati con la bocca sporca di cioccolata.

Elena si inginocchiò accanto alla scatola.

Per qualche minuto sfogliarono l’album senza parlare.

C’erano compleanni, Natale, gite in montagna, giornate normali diventate improvvisamente preziose. In ogni foto erano vicine. Sempre.

Anna sorrise appena.

“Ti ricordi quando papà ci aveva lasciate guidare la barca?”

Elena rise piano.

“E tu eri caduta in acqua dopo cinque minuti”

Era la prima risata condivisa dopo anni.

Il sole stava tramontando quando richiusero l’album. Il silenzio che riempiva la stanza adesso era diverso. Più morbido.

Elena guardò i vestiti della madre appesi nell’armadio.

“Forse… qualcuno possiamo tenerlo”

Anna annuì.

Ripresero a lavorare insieme. Riempirono scatoloni, spostarono mobili, aprirono finestre. La casa lentamente si svuotava, ma non sembrava più triste.

Ogni tanto si fermavano a ricordare qualcosa: una vacanza, una litigata stupida, una ricetta della madre che nessuna delle due sapeva rifare bene.

Quando domenica sera chiusero la porta d’ingresso, la casa era pronta per essere venduta.

Ma qualcosa, finalmente, era tornato al suo posto.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.