L’ acqua di San Giovanni


La vita di Donata, a 72 anni, si svolgeva tranquilla, salvo qualche acciacco dovuto all’età, poco fiato, qualche doloretto alle articolazioni, piccole rogne ma non gravi.

Non si era mai sposata. Da giovane aveva avuto varie storie, alcune anche intense, ma nessuna si era trasformata in una convivenza o in un matrimonio.

Avevo però , nel tempo, coltivato varie amicizie che l’aiutavano a rompere la monotonia delle giornate tutte uguali. Un cinema, una cena, un teatro e non doveva parlare solo con il gatto.

Qualche volta provava una punta d’invidia per le amiche, specialmente quando queste parlavano di figli e nipoti.

Nessun bambino, adolescente o ragazzo allietava o aveva allietato la sua vita.

Quella sera, era il 23 giugno, a Firenze era un caldo afoso e insopportabile, come sempre più spesso, nella città culla del Rinascimento e patria delle zanzare.

Per rispettare la tradizione e prendere un po’ d’aria, Donata era uscita a cercare, nei parchi vicino a casa, dei fiori per fare l’acqua di San Giovanni.

Secondo un antica tradizione la sera del 23 giugno si devono mettere in una bacinella piena d’acqua dei fiori, dei rametti odorosi di lavanda , rosmarino e simili, la si lascia fuori la notte e la mattina del 24 ci si lava la faccia con questa pozione profumata.

Il rituale garantisce ringiovanimento e miracoli.

La mattina dopo Dona,ta si sveglia e lentamente si trascina in bagno, senza nessuna prospettiva sul come fare passare la giornata di festa. L’unica cosa che deve fare è lavarsi la faccia con l’acqua miracolosa.

Dopo una prima abluzione, Donata riapre gli occhi e lì per lì non riesce a capire dove si trova. Non è nel bagno di casa sua ma in quello dove ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza. Riconosce stupita il mobiletto, lo specchio, le mattonella, la vasca.

Sconvolta si guarda allo specchio . E’ lei, ma ha 16 anni, le rughe sono sparite, il corpo è sodo e scattante, ai piedi non c’è traccia delle deformazioni dell’alluce valgo, niente pancia, le tette stanno ben puntate all’insù invece che afflosciarsi come palloncini sgonfiati, nessun dolore in nessuna parte del corpo.

Esce dal bagno e incrocia sua madre che la brontola. “Sbrigati, o fai tardi a scuola”.

Allibita Donata si veste, prende i libri, li lega con una cinghia e si affretta fuori per prendere l’autobus.

” E vai” pensa ” ora si ricomincia” ” Gazie San Giovanni, ora ci penso io a sistemare la mia vita come avrei sempre voluto”. San Giovanni, come dice il detto popolare , non vuole inganni.

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