L’operaio

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La catena di montaggio scorreva sempre uguale: gesto, vite, leva, controllo. Le mani di Marco lavoravano da sole, mentre la mente restava altrove, spenta.

Poi un suono diverso. Quasi impercettibile, ma sufficiente a spezzare il ritmo.

La vite gli cadde.

Si fermò.

Alzò lo sguardo, come se lo facesse per la prima volta. Tutto gli parve estraneo. E insieme a quel suono arrivarono i ricordi: un quaderno pieno di disegni, il sogno di studiare arte, di viaggiare e vedere il mondo, una ragazza a cui non aveva mai parlato davvero. “Lo farò più avanti”, si era sempre detto.

Il “più avanti” non era mai arrivato.

Si guardò intorno: il continuava senza di lui. Nessuno sembrava accorgersi che si era fermato.

Il suono tornò. Non era un guasto, solo una piccola variazione di rumore.

Si chinò a raccogliere la vite caduta. Rimase così, piegato, qualche secondo di troppo. Poi si raddrizzò, ma invece di tornare alla sua postazione, fece un passo indietro.

Solo uno.

Non era una decisione eroica. Non era nemmeno un piano. Era solo uno scarto, piccolo come quel suono.

Ma per la prima volta da anni, non era previsto.

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