La stanza odorava di disinfettante.
L’uomo si alzò dal letto, e cominciò a rivestirsi. Ogni tanto dava un’occhiata all’orologio a muro.
“Ti è piaciuto vero?”
La donna restò in silenzio, sdraiata immobile sul letto.
“Non fare storie: rispondimi”
La risposta di lei arrivò appena percepibile “Si, mi è piaciuto”
L’uomo infilò i pantaloni scuri e si fermò un momento a stringere la cintura. Il cuoio cigolò piano quando passò nella fibbia. Poi prese la fondina dal tavolino e la agganciò. La pistola scivolò dentro con un rumore secco, metallico.
Un altro sguardo all’orologio . “Alla prossima, tesoro; ora devo andare a lavorare ma stai tranquilla che torno”.
Lei guardava il soffitto basso, dove la luce lattiginosa del corridoio filtrava attraverso i vetri smerigliati della stanza . Non si spegneva mai, quella luce. Sembrava venire da un luogo dove non esisteva notte.
Sentì il metallo girare: uscendo lui aveva chiuso a chiave dall’esterno.
Si sollevò appena sui gomiti. Guardò i vetri, poi il soffitto, poi di nuovo i vetri. La luce, implacabile, rimbalzava sulle vetrine degli armadietti dove erano riposti i farmaci.
Prese il lenzuolo, se lo tirò sopra la testa e iniziò a piangere-.

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