Cos’è questo?

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Un gruppo di cinque persone, con addosso una tuta bianca, casco e guanti, si aggira con cautela in mezzo ad una montagna di detriti.

Intorno scheletri di case ricoperti dalla vegetazione che ne ha preso possesso. Il silenzio è rotto solo dal fruscio degli alberi e dallo scricchiolio dei passi sulle pietre e sulle foglie cadute.

Lo scopo della missione degli archeologi è ritrovare tracce del passato per capire cosa sia successo, centinaia di secoli prima, nel 2026, l’anno della catastrofe nucleare. Hanno solo vaghe notizie di quella storia remota: si parla di un presidente, malato di potere, che, con le sue smanie di grandezza, aveva provocato un’altra superpotenza e, in un susseguirsi di reazioni, contro reazioni e rappresaglie, aveva fatto scoppiare la terza guerra mondiale.

L’Europa, il medio e l’estremo oriente, l’America del Nord, la Groenlandia, il Canada, parte della Cina e della Russia, furono distrutte con milioni e milioni di morti.

Il resto dell’umanità, rimasta nelle zone non colpite dalle radiazioni, si riprese faticosamente, ripartendo quasi da un secondo zero preistorico.

Uno degli uomini della spedizione inciampa. Un grido di terrore rimbomba nel suo casco e negli auricolari degli altri. Fortunatamente la tuta è intatta; la contaminazione, anche se è diminuita nei secoli, è sempre potenzialmente pericolosa.

L’uomo vede, nel punto dove è caduto, uno strano oggetto rettangolare, parrebbe di plastica. Si possono ancora leggere numeri, si vedono frecce di direzione e tasti con la scritta volume più e volume meno.

Lo guardano incuriositi. Provano a spingere i tasti ma non succede nulla. Lo scuotono: nessun rumore. Qualcuno invita alla cautela:” State attenti, potrebbe esplodere, forse è lo strumento che serviva ad attivare le bombe atomiche”.

Dal 3000 non erano più stati costruiti televisori.

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