Aggiungi un posto a tavola

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Nel salotto buono la tavola è apparecchiata per il pranzo della domenica. La padrona di casa, con i capelli bianchi freschi di parrucchiere, dà un’occhiata veloce per verificare che sia tutto in ordine.

Sopra il vestito, per non sporcarlo mentre cucina, indossa un grembiule blu. È una sua innocua civetteria: secondo lei il blu, il suo colore favorito, riprende il colore dei suoi occhi che spiccano sull’incarnato pallidissimo del volto.

Al suono imperioso del campanello  va ad aprire alla figlia e al genero e ai nipoti di quattro e sei anni che, una volta al mese, si presentano per il pranzo.

Il nonno, indifferente alla agitazione della moglie, saluta con un cenno; è in poltrona con l’inseparabile Settimana Enigmistica. Ogni tanto si aggiusta gli occhiali sul naso e sbuffa quando con la gomma deve cancellare qualche parola sbagliata.

Dopo che tutti si sono sistemati, dalla cucina, la signora porta, nella zuppiera Ginori, uno dei piatti che cucina sempre per queste occasioni: la vellutata di zucca e porri.

Si è sempre rifiutata di cucinare pasta, spaghetti o simili. Nonostante che sia in Italia ormai da parecchi decenni considera un vero primo piatto solo le sue zuppe e i suoi minestroni.

Durante la distribuzione del cibo la bambina chiede “nonna perché hai apparecchiato per sette? Siamo sei, noi quattro più due, te e il nonno, quattro più due fa sei”

Un posto in più, in queste occasioni c’è sempre stato, gli adulti conoscono da tempo la spiegazione, la bambina vuole ingenuamente sfoggiare la sua appena appresa capacità di fare i conti.

La nonna, paziente, risponde sorridendo “Tesoro, nel paese da cui viene la nonna, in Polonia, tanti anni fa, si faceva così. Si metteva un posto in più, nel caso che qualche pellegrino di passaggio bussasse alla porta, in cerca di cibo e riposo, dopo avere percorso a piedi molta strada per arrivare alla sua destinazione.”

“Ma nonna” obbietta la bambina “ora siamo in Italia e nel 2000, non ci sono più pellegrini che girano a piedi e nessuno busserebbe alla porta di uno sconosciuto.”

“Forse hai ragione, piccola” risponde la nonna “ma è una tradizione e va rispettata e poi, chissà, non si può mai sapere cosa ci riserva il futuro.”

Segue un attimo di silenzio, il nonno benedice il ci, e il pranzo comincia.

I cucchiai si immergono nella zuppa, le voci si incrociano allegre.

Di nuovo Il campanello di casa suona.

Lo sguardo interrogativo di tutti si volge in direzione dell’ingresso.

La nonna si toglie il grembiule e lentamente apre la porta.

Epilogo

Sull’uscio di casa, con un grosso pacco che nessuno della famiglia ha ordinato, un corriere DHL.

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