Emilia Perez , del regista Jacques Audiard, è un film coraggioso, sia per la particolarità dell’argomento trattato che per la scelta dello stile narrativo.
Viene raccontata la storia di un narcotrafficante messicano, Manitas, ben interpretato dall’attrice transgender Karla Sofia Gascón, che si sottopone a un intervento per diventare donna e che, per riscattarsi dal suo passato violento, crea una fondazione per la ricerca di persone scomparse.
Senza spoilerare la trama, l’amore di Manitas/ Emilia per i figli e per la moglie è reso in modo toccante. Le scene in cui uno dei bambini riconosce l’odore del padre, inutilmente nascosto sotto costosi profumi e quella in cui, nel finale, la protagonista svela alla moglie la sua vera identità, raccondandole particolari della loro trascorsa vicenda d’amore, sono particolarmente commoventi.
Il regista ha scelto di punteggiare i passaggi della storia come un musical e riesce a piegarne le dinamiche alla logica della narrazione, senza forzature.
Quest’ultimo aspetto ha sollevato molte critiche , specialmente in Messico, dove non è stata apprezzata la forma “musical” per parlare di fatti di cronaca crudeli ed è anche stato notato che non tutti gli attori sono non a loro agio con lo spagnolo . E’ un po’ come se si mettessero in musica , in Italia, le stragi di mafia con una errori di dialetto .
Nonostante la comprensibile suscettibilità, il film riesce a superare la prova. C’è il verismo e c’è il registro fantastico : non sono paragonabili ma , per fortuna, diversi.

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