Nella sua storia millenaria, la Chiesa si è resa responsabile di crimini contro l’umanità, tutti in nome della fede. Non c’è che l’imbarazzo della scelta: si va dalle crociate ai roghi degli eretici e delle streghe, dall’ Inquisizione alla conversione forzata di popolazioni indigene le cui terre fossero state conquistate da qualche bravo sovrano cattolico, per arrivare alla non conflittuale convivenza con regimi dittatoriali, dall’occultamento delle malefatte di preti pedofili alle vicenda della pia Irlanda del Nord dove le ragazze madri, ospitate in case d’accoglienza, venivano maltrattate e sfruttate e i loro bambini morivano come mosche.
Marco Bellocchio mette a fuoco, con straordinaria efficacia, un altro di questi crimini: il rapimento di bambini di famiglie ebree , battezzati con qualche sotterfugio da domestiche cattoliche infedeli e quindi sottratti con forza ai loro affetti perchè considerati cattolici.
In particolare il film parla del caso del bambino Edgardo Mortara nato a Bologna , allora sotto lo Stato Pontificio, nel 1851, prelevato con la forza per ordine dell’inquisitore di Bologna, con l’avvallo del Papa Pio IX nel 1858 e portato a Roma per essere educato cristianamente.
E’ bene sapere che questo non fu un caso eccezionale, molti altri bambini avevano subito la stessa sorte.
Il caso fece scalpore, forse per la disperata reazione della famiglia che riuscì a informare l’opinione pubblica italiana ed europea, forse anche perchè il vento della storia stava girando. La data 1858 è significativa: nel 1848 c’erano stati moti di rivolta in Italia e in tutta Europa, il 1859 segna l’estromissione del Papa da Bologna e dalla Romagna, nel 1861 viene proclamata l’unità d’Italia sotto i Savoia, nel 1870, con la breccia di Porta Pia, cessa definitivamente il potere temporale del papato.
Sullo sfondo di queste vicende storiche, il regista si concentra sulla costruzione della psicologia dei personaggi, con grandi pennellate capaci di cogliere lo spessore umano di tutti i protagonisti. La recitazione degli attori , tutti bravissimi, asseconda la costruzione di questo quadro d’insieme.
Emerge la sottile ma terribile violenza psicologica a cui viene il sottoposto il bambino. Strappato alla famiglia ma trattato bene, quasi amorevolmente, nel collegio romano dove viene portata per la sua educazione, gli viene detto che se i genitori si convertono lui può tornare con loro, che quella figura terrificante di uomo crocifisso sulla croce è il Messia ucciso dagli ebrei cattivi ; il poverino per sopravvivere è costretto ad adeguarsi, si sente abbandonato dalla famiglia, e, come è tipico della sindrome di Stoccolma , la vittima si lega al carnefice. Edgardo si farà prete e quando nel 1870 il fratello maggiore entra con i soldati a Roma e corre a cercarlo per riportarlo a casa lui rifiuta. La violenza ha raggiunto il suo fine: il piccolo bambino ebreo terrorizzato è diventato un giovane prete cattolico. Molto convincenti sono tutti i passaggi di questa trasformazione, che conosce un unico momento di ribellione quando il popolo tenta di gettare la salma di Pio IX nel Tevere e per un attimo Edgardo si unisce a loro. Ma è solo un attimo, il condizionamento è stato troppo potente.
A me è anche piaciuta la scena, che so essere stata poco apprezzata, in cui il bambino sogna di togliere i chiodi al Cristo crocefisso che scende dalla croce e si allontana: secondo me viene segnalato magistralmente il momento in cui il piccolo si libera della sua identità ebraica e comincia ad adeguarsi. Molto bella anche la descrizione dei rapporti difficili che, anche da adulto, tiene con la famiglia, fino alla scena in cui tenta di battezzare la madre in punto di morte. Lei rifiuta dicendo “io sono nata ebrea e morirò ebrea”.
Ho anche apprezzato la figura della madre di un compagno di sventura di Edgardo che “si converte” per vedere il figlio molto malato ma che, al momento del funerale, gli fa scivolare nella bara quella che sembra una mezuzah ,tipico oggetto rituale ebraico.
Trovo ampliamente condivisibile anche che il regista abbia voluto descrivere Pio IX non come un mostro, ma come un uomo convinto di agire per il bene. Messaggio importante di marxiana memoria : “le strade che portano all’inferno sono lastricate di buone intenzioni”. Quando il Papa sogna di essere circonciso da degli ebrei si aggiunge un ulteriore nota alla psicologia del personaggio. Come ogni essere umano anche l’intransigente Pio IX ha i suoi mostri interiori e gli esorcizza proiettandoli su nemici esterni, fuori da sè.
Un ultima annotazione di cronaca recente, sull’ambivalenza della chiesa contemporanea nel fare ammenda dei propri passati errori. Nel 2000 Papa Giovanni Paolo II ha beatificato Pio IX.
L’antisemitismo,nella tradizione cattolica, è una pianta velenosa, con radici antiche, difficile da estirpare.
Ben vengano allora film come questo, tanto per ricordarsi tutti di cosa stiamo parlando.

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