La casa era immersa nel silenzio più completo quando Donata si svegliò. Non sapeva perché. Poi lo sentì di nuovo. Un rumore leggero proveniva dalla cucina. Non era un tonfo, né il cigolio di un mobile. Era più simile allo sfogliare lento di pagine.
Scese dal letto. Il pavimento era freddo sotto i suoi piedi mentre attraversava il corridoio buio.
Quando arrivò in cucina, si fermò sulla soglia.
La finestra era spalancata. Le tende si muovevano lentamente, gonfiandosi e ricadendo come respiri lenti. L’aria notturna portava dentro l’odore umido del giardino.
Ma non era quello che la fece esitare.
Sul tavolo c’era un libro. Lei era certa che prima non fosse lì. La copertina era scura, consumata ai bordi, come se fosse stata sfiorata da molte mani nel corso degli anni.
Lo aprì.
L’ultima riga era ancora incompleta. L’inchiostro sembrava fresco.
Donata alzò lentamente gli occhi.
Dall’altra parte del tavolo c’era una donna seduta che stava scrivendo con una penna. Quando la donna ricambiò il suo sguardo, Donata trattenne il respiro.
L’altra era identica a lei.
La donna sorrise appena e continuò a scrivere.
Donata guardò il libro: le parole stavano comparendo proprio in quel momento.
Allora capì: qualunque cosa avesse fatto in futuro, qualcuno lo avrebbe già scritto prima.

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