“Quel ramo del lago di Como , che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. ( omissis) “
“Dall’una all’altra di quelle terre, dall’alture alla riva, da un poggio all’altro, correvano, e corrono tuttavia, strade e stradette, più o men ripide, o piane;( omissis)” (1)
Per una di queste stradiccciole, Don Abbondio sta tornando verso casa. Ha il breviario, che ogni tanto chiude, tenendo il segno con l’indice della mano destra, e butta con un piede verso il muro i ciottoli che gli sono d’inciampo.
Non è concentrato sulle preghiere. La sua mente è rivolta a tutt’altri pensieri. Come sempre, durante i suoi solitari e oziosi giri pomeridiani, si abbandona a fantasie erotiche, sicuro di non incontrare, nella pace della campagna, nessuno che lo disturbi.
“Certo nessuno può leggermi nel pensiero. Cosa vedrebbe chi mi incontra? Un prete che recita le sue preghiere, ecco cosa vedrebbero, ma preferisco non avere interruzioni”
“Dopo tutto” pensa Don Abbondio “non devo essere un santo per forza, come certi frati di mia conoscenza, sempre intenti a denunciare i peccati e combattere l’ingiustizia. Bella forza, con alle spalle una famiglia ricca ed influente, tutti sono capaci di predicare contro i potenti. I miei erano persone modeste e ignoranti: la mia scelta di entrare in seminario li ha resi felici. E anch’io sono soddisfatto: quella del prete, in fondo, è una condizione perfetta. Non sono stato costretto a sposarmi: trovo che le donne siano esseri inferiori e ripugnanti. Un buco al posto di un bel membro che, all’occasione giusta, si rizza come una torre. Come il mio, modestamente. E chi non proverebbe piacere a giocare con una simile meraviglia? In chiesa posso vedere un sacco di giovani e bambini; al catechismo, all’oratorio sono dovunque. Ho mille pretesti per parlare con loro e, se c’è l’occasione, la prendo al volo. E poi, quando li vedo accaldati e felici a giocare a calcio nel campetto, posso sempre immaginarmeli come mi pare. Quella che anche i pensieri siano peccato è una stronzata, e poi chi se ne frega”
Nel corso della sua passeggiata in un punto dove la strada si biforca, salendo da una parte e in discesa dall’altra, con all’all’angolo un tabernacolo che inviterebbe alla devozione, Don Abbondio incappa in due giovani del paese che seduti vicini vicini, uno con un braccio sulle spalle dell’altro, sul muricciolo che delimita la strada, stanno guardando qualcosa sul cellulare e sghignazzano.
Don Abbondio rallenta, piacevolmente stupito da quell’incontro inatteso, poi accelera il passo e accenna un saluto, senza fermarsi: sa chi sono i due, il paese è piccolo e quelli li ha visti spesso all’oratorio. I ragazzi rispondono svogliatamente “Salve, padre” per poi rimmergersi subito nel loro video.
Il prete comincia a sudare, si passa l’indice nel colletto della tonaca che pare volerlo strozzare. I due dodicenni, la sua età preferita, non più bambini non ancora grandi, sono prepotentemente entrati in una sua stupenda scena erotica immaginaria. Un’orgia a tre, con i corpi giovani e scattanti che si intrecciano al suo, in tutte le varianti possibili.
Sempre più eccitato, arriva alla canonica, dove viene accolto dalla perpetua che gli chiede, tutta premurosa, cosa vorrebbe per cena.
Le risponde bruscamente mentre pensa a come sia asfissiante quella vecchia goffa e decadente, che gli ricorda sua madre, anche lei sempre a chiedergli o raccomandargli qualcosa “Faccia quello che vuole. Non voglio essere disturbato fino all’ora di cena, ha capito?
Si chiude in bagno e lì finalmente placa l’eccitazione che lo ha travolto. Per casa si diffonde un odore di minestrina in brodo.
Nei giorni seguenti, ripassa spesso per la strada che porta al tabernacolo. Spera in un nuovo incontro: la fantasia del triplice amplesso ha scacciato tutte le altre.
“In fondo che male ci sarebbe?” pensa “Sono sicuro che si divertirebbero anche loro, che stavano così vicini e abbracciati” “Potrei proporgli un gioco da fare insieme, magari offrendogli un po’ di soldi, come ricompensa., sono sicuro che accetterebbero”.
In tasca, quando esce, si porta sempre due fogli da 20 euro, non si sa mai. Li ha sottratti dalla cassetta delle elemosine, con qualche senso di colpa che ha tacitato subito.
“Oggi è il mio giorno fortunato” Seduto sul muricciolo c’è qualcuno. “Miseria è solo uno dei due. Meglio, così magari si annoia ed è più voglioso di sperimentare qualcosa di nuovo”.
“Salve figliolo” gli si rivolge con tono amabile “vorresti guadagnare 20 euro?”
Lo sventurato ragazzo risponde .
- Alessando Manzoni “I promessi sposi” , edizioni Il Capitello 1993, pg 1 e seguenti

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