Per sfuggire al caldo asfissiante di Firenze, culla del rinascimento ma invivibile d’estate, Donata ha preso in affitto per due mesi una villetta nel paese dell’entroterra genovese, dove da anni vive il figlio con la compagna e le loro due figlie.
Ha trascorso un’estate al fresco, temperatura massima 30 gradi, contro i 40 dell’amena e rinomata città, e si è goduta la compagnia della famiglia.
L’unico problema del soggiorno è stata Micia, l’amata gatta che lei ha portato con sé, non fidandosi di lasciarla sola, per un periodo così lungo, anche ad una cat- sitter di fiducia.
La casa affittata è circondata da un bel parco.
Donata, all’inizio, aveva pensato di farla uscire con la pettorina, almeno fino a quando non si fosse ambientata.
Detto fatto, alla prima uscita, la gatta, abituata solo agli spazi della loro casa fiorentina, ha fiutato la libertà e visto il giardino che deve esserle sembrato un paradiso terrestre. Ha dato un violento strattone, strappando di mano alla padrona il guinzaglio ed è corsa via, sparendo in un lampo.
“Oddio” ha pensato Donata “ora si impiglia da qualche parte e non riesce a tornare o peggio finisce strozzata”
Sono seguite ricerche affannose.
Finalmente Donata ha avvistato qualcosa sul tetto della legnaia: la pettorina che la gatta è riuscita, non si capisce come, a sfilarsi.
Micia è dentro la baracca ad arrotarsi le unghie sui pezzi di legno accatastati per l’inverno.
Nei giorni seguenti Donata ha cercato di tenere l’animale in casa, ma quella è riuscita ad approfittare di qualunque occasione, perfino saltando giù dalle finestre del primo piano, mettendo a segno altre fughe pericolose.
A Donata non è restato che trascorrere il resto della vacanza con le persiane sempre chiuse e con cautissime e circospette manovre per uscire di casa.
La gatta, frustrata, non ha fatto che miagolare giorno e notte.
Donata non la sopporta più.
“Per fortuna” pensa “fra qualche giorno si torna a casa e ritroveremo la nostra pacifica convivenza domestica”.
Consolata da questa prospettiva, si è distratta un attimo e Micia, sempre in agguato, ne ha approfittato per l’ennesima fuga e non si è fatta più vedere. L’angoscia di Donata è arrivata alle stelle, la gatta potrebbe essere ovunque, chiusa da qualche parte o finita sotto una macchina.
Il giorno della partenza non è ancora tornata. La donna si raccomanda alla padrona di casa “Se la vede, mi avvisi o cerchi mio si figlio; se riesce a metterla in sicurezza, veniamo a recuperarla”.
Poi, con le lacrime agli occhi, mentre sta caricando la valigia in macchina, sente un familiare fastidioso miagolio. Micia, come se nulla fosse, si sta avviando dentro casa.
Il pelo è sporco, è un po’ smagrita ma è in ottima forma e si stiracchia tranquillamente. Donata che l’ha seguita chiude subito la porta.
Con uno sguardo imperioso la gatta la fissa e sembra dire “beh umana, la apri questa scatoletta che ho fame?”

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