Film “Bob Marley-One love”

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Classificazione: 5 su 5.

L’unica cosa piacevole di “Bob Marley – One Love”, per la regia di R. Marcus Green, sono le canzoni, fortunatamente proposte nella versione originale con la voce del cantante giamaicano.
Tutto il resto è scontato e noioso. Si tratta di un tipico biopic che si concentra su due anni della vita dell’artista, dal 1976 al 1978, anni dell’ esilio a Londra a seguito di un attentato subito in patria. Da qui si dipanano vari flash back , molto confusi, in cui non si capisce neppure in che anno siamo, dove e cosa succede . Ritornano, in modo compulsivo, le immagini di Rhoden Hall, il villaggio natale di Bob, lui che tutte le volte possibili gioca a calcio per strada e, con ancor maggiore fastidiosa insistenza, viene più volte proposta la scena onirica del cantante bambino che corre per sfuggire ad un incendio e il padre a cavallo non lo aiuta a scappare . Immagino che si volesse sottolineare che Bob era di sangue misto, figlio di un inglese che aveva abbandonato lui e sua madre e che questo gli aveva creato problemi nell’essere socialmente accettato fino all’incontro con il Rastafarianesimo a cui si converte. L’indagine psicologica del personaggio termina qui. Non viene fuori una persona, con le sue luci e e le sue ombre, ma una figurina agiografica, buona per i santini dei fans.

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